Premessa

Un foglio bianco sarebbe bastato.

Come sempre Marco avrebbe lasciato pochi segni, alcune righe, sufficienti a graffiare il bianco che lo affascinava da sempre.
Era stanco, di una stanchezza ormai consumata, compagna lieve.
Alla fine della giornata sarebbe bastato piegarlo quel bianco, per creare qualcosa di veramente suo.
Magari stracciandolo anche un poco, purché fosse bastato a segnarlo, a marchiarlo definitivamente.
I suoi fogli erano un po’ come i giorni della sua vita, a differenza dei quali però era l’unico padrone.
O demiurgo, come soleva chiamarsi lui.
E poteva farne ciò che voleva, anche farli volare dal finestrino del treno………
Nonostante ciò continuava a guardarlo, quel bianco, indeciso della sua fine.
I paesaggi che scorrevano dal suo dolce aspettare avrebbero potuto disciogliersi tutti in quel bianco, così da risparmiargli la fatica.
Ma non lo fecero, nemmeno quel pomeriggio, come gli altri.
Dense a tratti si impadronirono di lui onde di torpore, decise a strappargli dalle mani il quaderno, ultima porzione di speranza.
Quando riaprì gli occhi Marco non fu neanche troppo sorpreso.
Sembrava logico che le parole fossero scese dalla penna, forse il traballare del vagone aveva fatto scendere l’inchiostro.
Non era normale però che quella storia, scritta con la sua calligrafia potesse bucare il foglio, avere vita propria, tagliare la realtà.
Non era logico che i fantasmi potessero prendere finalmente vita e sostenersi da soli, sulle proprie gambe.

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